Le Langhe del Barolo
Le Langhe del Barolo sono una piccola striscia di terra che si estende a sud del Piemonte, il cui polo culturale è il paese di Barolo, luogo d’origine del “re dei vini”; il paesaggio collinare è un susseguirsi di dolci pendii, coltivati a vite, i cui filari disegnano rigorose geometrie. Nate per emersione dal mare padano durante l’epoca terziaria langhiana, le colline della Langa hanno un’etimologia incerta: il termine langa, infatti, potrebbe derivare da “landa”, terra incolta, o può significare lingua di terra (“languae”).
Sulle cime delle colline di Langa sono arroccati numerosi castelli e fortezze medievali, quali i castelli di Serralunga; di Barolo, dimora dei Falletti a partire dal 1325; di Roddi; di Castiglione Falletto; di Grinzane Cavour, già residenza dello statista e produttore di vini Camillo Benso, conte di Cavour.
Solitario e malinconico si erge il Castello della Volta, maniero sito in posizione strategica, sulla strada che porta a Barolo. Fortilizio di età romana, la cui struttura architettonica risale al ‘500, sarà il luogo di villeggiatura dell’ultima marchesa di Barolo, ma alla sua morte cade in degrado. Il suo nome è legato a un tragico avvenimento, il crollo nel 1307 della volta del pavimento del salone, evento avvolto dal mistero di una diabolica maledizione.
E’ in queste terre che viene prodotto uno dei migliori vini del mondo, il Barolo, vino longevo, di grande struttura, adatto ad accompagnare pietanze di carni rosse e i formaggi; il vitigno da cui proviene è il Nebbiolo, coltivato in una zona limitata, che comprende i comuni di Barolo, La Morra, Cherasco, Verduno, Roddi, Grinzane Cavour, Diano D’Alba, Serralunga, Monforte, Castiglion Falletto e Novello. Dal vitigno del Nebbiolo si ricavano altri due vini: il Nebbiolo d’Alba e il Langhe Nebbiolo, che esaltano soprattutto i secondi piatti; poi viene la Barbera d’Alba dal sapore ampio, ottima con i tajarin e gli agnolotti. Vino giovane è invece il Dolcetto d’Alba adatto ad accompagnare un intero pasto. Completano la gamma dei vini rossi il Langhe Freisa secco o vivace, che appartiene alla tradizione e il Verduno Pelaverga, vino raro speziato. Tra i vini bianchi primeggia il Langhe Chardonnay.
Le Langhe del Barolo vantano anche un’importante tradizione gastronomica, che affonda le sue radici sia nella povertà contadina che nell’agiatezza borghese, dall’incontro delle quali sono nati grandi pietanze. Ingredienti della cucina tipica langhese sono i frutti delle sue colline e delle terre circostanti, ma rivestono molta importanza anche le materie prime provenienti dalla Valle d’Aosta e dalla Liguria, regioni con le quali un tempo si scambiavano beni alimentari: in cambio di vino si barattavano olio, sale, acciughe e Fontina. Grazie a queste contaminazioni geografiche sono nati i grandi piatti della tradizione, quali la Bagna caoda, a base di aglio e acciughe e la Fonduta con la Fontina valdostana.Prodotto d’eccellenza è il tartufo bianco d’Alba, capitale delle Langhe, fungo ipogeo che nasce d’autunno in simbiosi con le radici di piante quali, il salice, la quercia, il pioppo, la rovere, il tiglio. La ricerca di questo fungo prezioso è opera del Trifolau, contadino che la notte, seguendo il fiuto del proprio cane (rigorosamente bianco perché facilmente visibile), si aggira alla scoperta del tartufo, detto in dialetto Trifola. Un ottimo modo di assaporarlo è servirne qualche scaglia sull’uovo fritto in padella, ma accompagna anche pietanze quali la fonduta, i tajarin o la carne cruda battuta al coltello.Restando in tema di prelibatezze, i piatti tipici della tradizione spaziano dagli antipasti ai dolci, offrendo tante altre ghiottonerie, quali: il vitello tonnato, la lingua in salsa, le acciughe al verde, la trippa in umido, gli agnolotti del plin (il pizzicotto con cui si chiudono), il bollito misto con salse, il brasato al Barolo, la finanziera, il fritto misto, la lepre in civet, il fagiano in salmì e per finire golosi desserts: la torta di nocciole, le pesche ripiene, il bonet, la panna cotta, il timballo di pere Martine. A conclusione di un buon pasto si suggerisce un bicchiere di Barolo Chinato, vino aromatizzato con diverse droghe, tra cui la China Calissaia, ottimo digestivo, che deriva da un’antica ricetta. Meritano una parentesi a sé i grandi formaggi a Denominazione d’Origine Protetta (DOP), sono otto quelli prodotti nel Piemonte: Castelmagno, Raschera, Bra, Murazzano, Toma piemontese, Robiola di Roccaverano, Gorgonzola e Grana Padano; tuttavia questa regione è ricca di tantissimi altri formaggi, tra cui le Robiole o Tome di Langa. Ad essi si possono abbinare le mostarde di frutta, come quella di mosto d’uva (cognà) e il miele.
Tra i frutti di Langa, va ricordata la nocciola “Tonda gentile”, che dal 1993 si fregia dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) sotto il nome di Nocciola Piemonte; ingrediente principe di numerosi dolci, quali il torrone e la crema di cioccolato, ha caratteristiche organolettiche che la rendono qualitativamente superiore alle altre.
Non si può parlare delle Langhe, senza fare un accenno alla cultura popolare, di cui ancora oggi si tramandano le tradizioni. In alcuni paesi persistono le antiche feste, quali il Cantè j’euv, il cantar le uova, che cade le ultime settimane di quaresima e durante la quale viene fatto il giro delle cascine a chiedere le uova per la merenda di Pasquetta. Figure caratteristiche del folklore contadino sono le Masche, conosciute fin dal Medioevo, la cui identità resta incerta; secondo alcuni sono vecchie fattucchiere, in grado di commettere i più tremendi sortilegi e capaci di assumere svariate forme; per altri sono spiriti, fantasmi, che si aggirano la notte a spaventare le persone. Esistono poi, alcuni luoghi delle langhe, che per loro natura suggestionano leggende e su cui aleggiano misteri; storie di fantasmi che abitano i castelli di Barolo, o miti di tesori perduti, custoditi nelle viscere delle colline, come quello famoso del “Bricco del Diavolo” (località tra La Morra e Cherasco), che nasconderebbe un carro carico di lingotti d’oro, opera di Satana in persona.Tracce della cultura materiale si conservano nei Ciabot, piccole case che punteggiano i vigneti, usati quali ricovero per gli attrezzi, o come riparo per i contadini in caso di cattivo tempo; solitari e silenti sono preziosi testimoni dello stretto legame che ha sempre unito l’uomo a questa terra, plasmata con fatica e con duro lavoro.


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