There are no translations available. La Morra, in località Castagni La Cappella di Madonna di Loreto è l’ampliamento di un pilone votivo del XV sec., di forma a tabernacolo aperto, di cui si conservano tracce nell’abside raffiguranti La Vergine con il Bambino. Nel 1750 per volere di Giacomo Francesco Fogliaccio si innalzano le mura del pilone e si costruisce l’attuale cappella, caratterizzata dal portico antistante risalente al 1834. Il ciclo di affreschi che decora l’interno è opera del lamorrese Giovanni Vassalli (1817).La chiesetta campestre di forma rettangolare è a navata unica, le murature sono parte in pietra e parte in mattoni, come il portico sormontato da un timpano con cornicione aggettante e il campanile.Attualmente in restauro, la chiesa è in fase di consolidamento, volto a limitare i danni strutturali a livello delle fondazioni. All’interno le poche decorazioni rimaste sono notevolmente degradate, causa infiltrazioni di umidità e necessitano un intervento di risanamento.
There are no translations available. In località Fontanazza, rinomata zona vitivinicola, culla del prestigioso cru Brunate, si trova la cappella del Barolo, un’ antica chiesa campestre che, dopo anni di abbandono, ha riacquistato vita e conosce un’inaspettata fama, grazie all’intervento degli artisti contemporanei Sol Le Witt e David Tremlett: due fra i maggiori rappresentanti dell’Arte Concettuale, nata negli USA durante gli anni Sessanta. La storia della cappella, in origine intitolata alla Madonna delle Grazie, risale al 1914 quando viene fatta edificare da un ricco proprietario terriero. Annesso alla piccola chiesa si trovava un pilone votivo, ormai abbattuto, con pitture murali della Pietà e di San Rocco di Giovanni Savio, pittore-decoratore lamorrese.Divenuta proprietà dell’azienda vitinicola Fratelli Ceretto, nel 1999 subisce l’originale intervento di restauro, commissionato dai due fratelli Bruno e Marcello a David Tremlett, che deciderà di coinvolgere nell’impresa anche l’artista Le Witt. Quest’ultimo decora l’esterno ricoprendo le pareti di moduli geometrici dalle tinte molto accese: viola, arancione, giallo, verde e rosso, il cui motivo ondulato rimanda ai dolci pendii collinari. Le forme morbide alludono al paesaggio circostante, mentre i colori dalle tinte esasperate, fanno della chiesetta un punto di attrazione, che colpisce l’occhio anche da lontano. . Alla vivacità cromatica dell’esterno, si contrappone l’atmosfera più raccolta dell’interno progettato da Tremlett: le tinte smorzate nei colori bruni della terra occupano le pareti, il pavimento in marmo e le finestre ovali chiuse da vetrate di Murano. Morto l’8 aprile 2006, Sol LeWitt nacque nel 1928 ad Hartford (USA), le sue opere sono esposte in tutto il mondo e le sue principali retrospettive si trovano al Museum of Modern Art di New York, alla Tate Gallery di Londra, alla Kunsthalle di Berna e allo Stadelijk Museum di Amsterdam. Dagli anni Settanta si dedica alla pittura su muro, wall drawing, coprendo di segni e di moduli geometrici le superfici.
Questa nuova espressione artistica accomuna l’attività di LeWitt a quella di David Tremlett, artista inglese nato in Cornovaglia nel 1945, che nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi dipinti parietali. Questi disegni, dipinti direttamente sui muri, sono sempre stati realizzati con pigmenti in pastello stesi sulla superficie con le mani.
There are no translations available. La Morra, in frazione Annunziata Documentata per la prima volta nel 1200, la chiesa della SS.Annunziata risale al XIII sec., periodo scosso da guerre, pestilenze e dal devastante terremoto del 1222, cui consegue un aumento della presenza benedettina nell’area.Due erano i priorati alle dipendenze dei Benedettini, ma se di quello di San Biagio (frazione Santa Maria) non è rimasta traccia, l’abbazia dell’Annunziata, un tempo dedicata a San Martino di Marcenasco, rappresenta un’importante testimonianza di quest’epoca. Attorno a queste pievi si sviluppava la cittadina, infatti il primo nucleo abitativo di La Morra si formò proprio all’Annunziata, dove l’abbazia costituiva un polo attrazione religioso e sociale; successivamente il paese viene trasferito sulla sommità della collina, per difendersi da attacchi nemici.Edificio romanico costruito riutilizzando in parte resti del precedente templum, ha linee semplici ed è costituito da due corpi di fabbrica: la chiesa e il convento abitato dai benedettini e poi dai monaci Serviti. La facciata di epoca posteriore, è realizzata nel 1684 da M. Garove, mentre sono medievali l’abside, una cappella e il campanile in pietra e in mattoni con bifore e trifore. La chiesa custodisce preziose testimonianze storiche che vanno dall’epoca romana a quella barocca: sotto il pavimento è stata rinvenuta una stele funeraria del II sec. d.C., in marmo grigio, il cui proprietario Caio Elvio Felice apparteneva alla ricca classe sociale dei latifondisti. Lungo i muri interni della chiesa si conservano tracce di affreschi di epoche diverse; interessante l’area presbiteriale, affrescata sulle pareti con ovali che hanno per tema il monaco servita, in atteggiamento devozionale. La cupola suddivisa in otto spicchi, riporta cartigli e putti immersi in una cromia ocra, mentre i pennacchi sono decorati dalle virtù cardinali.La pala d’altare raffigura la Madonna dei sette dolori con angioletti, opera di pittore anonimo della prima metà del XVII sec.. Anche l’iconografia della Vergine con il cuore trafitto dalle sette spade, rappresentanti i dolori di Maria, è iconografia cara ai Serviti, che hanno sostenuto la devozione mariana. La Madonna assisa al centro della composizione ha le braccia rivolte in alto, come lo sguardo intenso, mentre in basso la assistono due putti in atteggiamento devoto. I colori hanno toni cupi, lugubri a evidenziare la drammaticità dell’evento.Nelle cantine dell’ex convento, che si affaccia su un piccolo giardino, è allestito dal 1971 il Museo Ratti dei vini di Alba, ideato da Renato Ratti per illustrare la storia del vino dall’epoca romana a oggi.
There are no translations available. La Morra, in Piazza Municipio Dedicata al patrono del paese San Martino, la cui statua s’innalza sopra il portone d’ingresso, la chiesa parrocchiale rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura e di pittura barocca dell’area. Sulla piccola piazzetta del municipio si affaccia la possente facciata, progettata da Michelangelo Garove, le cui colonne, le lesene e i timpani dai cornicioni aggettanti creano giochi di luce e ombra, che movimentano l’edificio.L’architetto, seguendo lo stile guariniano, progetta una chiesa dall’architettura vigorosa, un edificio che si modula attraverso effetti chiaroscurali e i volumi poderosi delle colonne e dei marcati elementi decorativi.L’interno a navata unica, con cappelle laterali comunicanti, custodisce preziose testimonianze artistiche, pale d’altare, affreschi e arredi sacri. Parte di questi arredi andò persa in un rovinoso incendio del 1874, che arrecò gravi danni all’edificio: l’organo, la tribuna e alcune suppellettili andarono distrutti.Tra le tele, pregevole è la pala dell’altare maggiore, opera dell’artista canellese Giovanni Carlo Aliberti (1662-1740), raffigurante Madonna con Bambino e i SS. Martino e Crispino. Di impianto barocco l’opera è caratterizzata da una struttura piramidale, animata dal movimento aggettante dei due Santi in primo piano che fanno da corona alla Vergine assisa su una nuvola, con il Bambino in braccio. Pregevoli gli ampi panneggi delle vesti, le cui pieghe creano giochi di luci e ombre. Dello stesso autore è l’affresco della cupola presbiteriale, raffigurante Il trionfo di San Martino.La volta della navata centrale è stata realizzata da Luigi Morgari nel 1880: ripartita in quattro fasce, ognuna delle quali narranti un episodio della vita di San Martino; partendo dall’ingresso si ha in successione: Il miracolo di San Martino, San Martino vescovo, La morte del Santo e L’assunzione di Maria Vergine.Sempre dello stesso autore la pala dell’altare della prima cappella di sinistra Il Battesimo di Gesù, La chiesa è irradiata dalla luce naturale che trapela dalle aperture laterali, che conferiscono all’edificio un’ambrata luminosità, che ne risalta la bellezza dei dipinti e degli affreschi.
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